Hector "Costita" Bisignani
"A noite è minha"
Red
records 123270
"A noite è minha" è il titolo del disco dell'ispiratissimo
sassofonista argentino. Un disco dedicato a tutti i musicisti che lavorano la
notte, abili compagni di tutte le sere in cui il blues sembra impadronirsi della
nostra anima. Musicisti che creano e modellano raffinate e struggenti melodie,
affiancandole a momenti più dinamici e improvvisativi, proprio come avviene
all'interno del cd del nostro, in brani come "Paracachum" "A noite è minha"
"Thank you Baba".
Nel brano di Costitia che dona il titolo all'intero cd è
chiaramente espressa questa sua "poetica", la musica diventa un omaggio a tutti
i colleghi del mondo, a tutti coloro che nella notte trovano fonte di
ispirazione, ma è anche musica per gli ascoltatori, per coloro che, alla sera,
cercano conforto e pace dagli affanni quotidiani. Fa notare Gianni M. Gualberto,
nelle note all'interno del disco, che in questa "raffinata e corposa
composizione [...] si riuniscono armonie tipiche del jazz, echi del folcrore
brasiliano, modi e spleen argentini, sperimentazioni ritmico - timbriche e un
timing assolutamente brasiliano". Questa mescolanza di "culture" si fonde
omogeneamente senza creare stridenti conflitti, proprio perché il jazz è
linguaggio universale, talmente universale che può essere adattato al luogo e al
tempo in cui viene suonato, grazie alla bravura dei musicisti. Ed è proprio
questa capacità di "attualizzare" la musica ed al contempo di rendere il
messaggio universale, a rendere questo cd particolarmente interessante.
La
padronanza dei mezzi di ciascun musicista, poi, contribuisce in maniera
preponderante alla perfetta riuscita delle composizioni, tutte firmate da
"Costitia".
Da segnalare soprattutto la presenza dell'eccelente Mihanovic
principalmente alla chitarra (ma anche al sitar e alle tastiere): splendida
l'esecuzione e l'incipit di "Choro Portenho" (in cui Bisignani suona il
clarinetto), che richiama, come si è detto prima, la migliore tradizione
jazzistica e la musica del "sud del mondo".
Paolo Treffiletti